Giovedì 21 Settembre 2017

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Le difficoltà d’udito

Siamo genitori affidatari di P. una stupenda bimba di appena due anni, con noi c’éanche la

piccola mamma S., oggi quasi quindicenne.

 

P. aveva appena 3 mesi quando l’abbiamo accolta, giàdalla tenerissima etàdimostrava di

essere una bimba molto allegra, vivace, vispa, intelligente, al punto che quando si andava in

macchina lei alzava al massimo il volume dello stereo e con un sorriso da furbacchiona,

sembrava quasi a voler dire:“...èfastidioso vero il volume alto?”.

 

Al raggiungimento del primo anno di etàcominciavamo ad avere qualche sospetto che lei

non avesse nessuna risposta dall’udito anche perchéci siamo resi conto che nèi fuochi

d’artificio nèl’antifurto di casa la scuotevano piùdi tanto.

 

Abbiamo eseguito tutti gli accertamenti del caso presso un ospedale della nostra zona di

residenza e, purtroppo ègiunta la conferma della sorditàbilaterale profonda, probabilmente

dalla nascita. In quei giorni non venne eseguito lo screenning neonatale dell’udito.

 

Un nuovo inizio

 

Inizia la rincorsa al voler sapere come intervenire per dare una possibilitàa P.: subito abbiamo

consultato il medico di famiglia, poi ricerche su internet dove si parla dell’impianto cocleare. Per

noi si accende una speranza.

 

Iniziano i viaggi della speranza. Siamo andati in una clinica del nord Italia e proprio il medico

di questa clinica ci propose di fare un impianto cocleare. L’intervento presso questa clinica

avrebbe implicato anche il nostro trasferimento al nord per alcuni anni. Un investimento

davvero importante anche per chi come noi era abituato a viaggiare. L’alternativa che ci fu

suggerita era ritornare al sud. Abbiamo scelto questa strada e su consiglio degli stessi medici ci

siamo rivolti ad una clinica Siciliana.

 

Come l’impianto ha cambiato la nostra vita

 

Il 29 febbraio 2008 P. èstata sottoposta all’intervento chirurgico per il posizionamento

dell’impianto cocleare e tutto èandato bene.

 

Ora, giunti a due settimane dall’attivazione dell’elaboratore del suono siamo ansiosi e

vorremmo vedere velocemente come P. reagisce alla stimolazione sonora, ma sappiamo

di doverci armare di pazienza e sapere attendere il risultato conclusivo.

 

In questo percorso P., per la seconda volta èriuscita ad emozionarci in quanto crediamo nel

risultato finale, tanto che vorremmo costituire una associazione per audiolesi, affinchési

possa far conoscere sempre piùla cultura dell’impianto cocleare a tutte quelle persone, che

per non affrontare i soliti 1000 km, si sono rassegnati alla loro condizione di sordità

pensando che solo al nord si possa ottenere un risultato soddisfacente.

 

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